Quante volte ci è successo di accusare un forte dolore all’interno della tibia, proprio nel confine tra l’osso e il muscolo?
Spesso questo problema si traduce in periostite tibiale, (anche detta sindrome da stress tibiale mediale) un’infiammazione del periostio che avvolge la tibia sul lato interno, causata da un sovraccarico funzionale all’origine del muscolo tibiale posteriore dall’osso.
Il periostio è la membrana che avvolge le ossa, e che svolge funzione di protezione, nutrimento e rigenerazione ossea. Attraverso questa membrana i muscoli si inseriscono all’osso tramite strutture tendinee o aponeurotiche. Succede spesso che se trascurata la periostite tibiale si cronicizzi, portando ad un dolore persistente nel tempo che a lungo andare limita di parecchio l’attività fino ad arrivare allo stop completo, nei casi più gravi.
Nei 10 anni di allenamento intenso mi è capitato spesso di accusare questo infortunio, ogni volta con un grado di infiammazione diverso. Nel 2003 sono arrivato ad avere un doppio stress response sulle tibie dx e sx, per intenderci la fase prima della microfrattura, per una periostite trascurata, curato poi con intense cure di calcio e stop forzato.
Il consiglio che posso dare è quello di cercare di prevenire il problema, ovvero svolgere tutta una serie di esercitazioni che potenzino il tibiale posteriore e soprattutto anteriore e fare molta attenzione quando si comincia il periodo di allenamento con le scarpe chiodate, cercando con gradualità di alternare la scarpa di gomma alle scarpe tecniche, nelle varie sedute di allenamento.
Personalmente mi trovo molto bene con gli elastici (qui sotto riporto due video-esempio, ma facendo una ricerca dettagliata se ne trovano a decine). Da quando eseguo questi esercizi nel periodo invernale, principalmente tra ottobre e dicembre, ho notato un netto miglioramento nella zona del periostio che è molto meno ispessita e soprattutto molto meno dolente con l’utilizzo delle scarpe chiodate.
Nella fase acuta, al di là dell’aspetto farmacologico che non mi compete, è importante alternare delle sedute di ghiaccio (anche tre volte al giorno per dieci minuti) ad impacchi di fanghi di argilla sulla zona dolente, da spalmare prima di coricarsi la sera, avvolgendo poi un po’ di pellicola trasparente per evitare di sporcare tutto il letto. Altra cosa importante è quella di farsi trattare da un bravo terapista la zona dolente con delle pressioni verticali a bordo tibia. Un azione molto dolorosa e invadente che porta però ad un beneficio immediato. Mi capita spesso di dover effetuare questo tipo di trattamento ad Ivet: dopo qualche urlo e due parolacce .. in bulagro… la situazione migliora nettamente.
Personalmente, avendo la fortuna di poter utilizziare anche la Tecarterapia, effettuo prima un lavoro generale sul tricipde surale con l’elettrodo capacitivo a buone temperature, concentradomi poi con il resistivo sulla zona dolente e chiudendo la seduta con un qualche minuto di microcircolo per svolgere un’azione antalgica. La seduta dura circa 40 minuti, e anche in questo caso l’effetto è immediato. Ivet sta subito meglio ed il giorno seguente si allena senza dolore.