Questa sera vi sto scrivendo dal divano di casa mia e sono proprio cotto. Oggi abbiamo corso tre volte i duecento a velocita’ crescente e devo dire che non e’ stato cosi’ semplice.

Comincio a prendere sempre piu’ confidenza con questa distanza e mi piace la sensazione che mi trasmette la curva!

L’unico problema ora e’ quello di riuscire a tenere alte le tensioni, il sistema nervoso, per far si che anche ai societari di fine mese possa esprimermi a buoni livelli.

Domani mattina andro’ a Roma per fare una risonanza ad un tendine che mi disturba ormai da un po’ di tempo. Vorrei risolvere questo fastidio, soprattutto in vista della preparazione per la prossima stagione.

Un ultimo pensiero vorrei dedicarlo ai giovani che ogni giorno vedo sulla pista di rieti. Quanto mi piace vedere nei loro occhi l’entusiasmo, quello vero, la passione per questo sport e la semplicita’, l’ingenuita’ con cui affronatano questa disciplina.

E’ veramente bello. Buona notte a tutti.

13 commenti:

  1. Leo

    X quanto i miei tempi nn possano essere paragonati ai tuoi, credo proprio ke di 200 ne avrò corso più di te, visto ke sn la mia distanza… e credo proprio che tu dica bene, è bella la sensazione ke trasmette la curva, specialmente l’uscita, quando devi dare gas e senti che la velocità di porterebbe fuori della corsia e devi aggiustare la traiettoria per rimanerci dentro! E’ proprio questo ke mi piace dei 200, ed inoltre è anke una gara ke essendo più lunga e comunque non tirata sempre al massimo, si riesce a godere di più! Ps: hai (e anke quelli ke leggeranno questo post, la domanda è rivolta a tutti i velociti) mai ripensato esattamente ai 100 ke corri? Ricordi bene le fasi della gara? Io noto ke nn riesco mai a ricordarmi la gara in se, la troppa agitazione secondo me nn mi permette di ricordarmi gli istanti della corsa. Comunque, sarà ke nn riesco mai a controllare la troppa tensione ke ho dentro, sarà ke mi piace correre in curva, ma sicuro mi piacciono di più i 200 dei 100! Spero ke tu riesca ad ottere ottimi risultati anke qui! ciao ciao

  2. marcello

    x leo:hai ragione!se hai un pò di tensione è difficile renderti conto di quello che stai facendo in una gara cosi breve!dovresti solo affidarti agli automatismi che hai acquisito in allenamento…non hai il tempo di pensare!però questo secondo me è il bello dei 100!complimenti a simone per la sua riflessione…è difficile trovare persone che si accorgono di questo spirito e tantomeno che lo apprezzano in questo modo…figuriamoci un campione…

  3. beppe

    e invece non è cosi’ marcello.

    Correre veloce è come vivere al rallentatore.

    Lo sprinter quando è chiamato ad esprimersi a livelli superiori è in grado di percepire il movimento del piu’ piccolo segmento muscolare del proprio corpo senza farsi mai condizionare dagli AUTOMATISMI che di fatto non ci sono. Non possono esserci perchè cio’ significherebbe l’atleta non è padrone del proprio corpo, e se cosi’ fosse come puo’ spingersi oltre i limiti?.

    L’atleta evoluto è colui che contraddistingue il suo comportamento da una raffinata gestione del movimento attraverso una gestualità tecnica STABILIZZATA e non AUTOMATIZZATA che è invece sinonimo di qualcosa di stabile ed immutabile.

    Le variabili che contraddistinguono la crescita prestativa di uno sprinter evoluto sono molteplici e reiterate nel tempo.

    Cio’ vuol dire che solo una tecnica stabile ma non automatica ne puo’ consentire la massima e piu’ proficua speculazione in gara.

    Ciao

  4. beppe

    PS:
    opinione personale ovviamente

  5. Leo

    Ma hai mai corso un 100m Beppe?
    Il tuo linguaggio così forbito non ha mai toccato il punto di vista prettamente emozionale della cosa… Sembra quasi che tu veda la cosa solamente dal punto di vista esterno…
    Non credo proprio che correre veloce sia vivere al rallentatore. Anzi, correre veloce è il contrario di vivere al ralentatore.
    E gli automatismi esistono… automatizzare lo schema di una partenza ad esempio non vuol necessariamente dire partire sempre e comunque uguale. Vuol dire avere determinati schemi motoriche mi permettono di partire correttamente. Poi io metterò la mia potenza, un Collio la sua e un Tyson Gay la sua…e ne verranno fuori tre cose diverse.
    Questo il mio punto di vista…

  6. beppe

    certo che li ho corsi i 100, lenti, ma li ho corsi (11″0)

    : (

    Dobbiamo, per interloquire, usare un linguaggio comune. In questo la terminologia è fondamentale.

    AUTOMATISMO è un termine che identifica tutto il contrario di quello che si cerca di insegnare ai ragazzi.

    Vedi, nella pratica dell’insegnamento il buon tecnico punta a rendere autonomo l’atleta nei suoi comportamenti. Cioè lo giuda a ceracre, ma sopratutto a sentire se stesso.

    Cosa significa sentire se stesso?….Significa in soldoni che l’atleta deve arrivare a non dover aver bisogno dei suggerimenti volanti del suo tecnico per corregere la sua tecnica.

    Il buon atleta deve essere messo in condizione di “SENTIRE” se stesso per asccorgersi dei suoi errori.

    Ora l’automatismo presuppone che colui che lo esprime sia inconscio di cio’ che succede.

    E se è cosi assente a se stesso su cosa attinge la sua volontà ?

    Il buon simone puo’ forsre darci un suo punto di vista sulla questione.

    Di fatto, gli atelti che ho allenato, nelle loro performance migliori (sia in gara che in allenamento) mi hanno sempre riferito di essere stati sempre presenti a loro stessi in ogni istante della prestazione..non avevano punti oscuri.

    Quando dico che correre veloce è come vivere al rallentatore voglio dire che lo sprinter evoluto è divenatto cosi’ abile nell’espandere la percezione di cio’ che lo circonda che quello che noi vediamo dall’esterno come un frenetico susseguirsi di movimenti rapidi e veloci, lui lo peecepisce come una sinfonia di movimenti consapevoli e ben gestiti.

    Pero’ da quello che hai detto ho intuito che vogliamo dire la stessa cosa.

    Il termine Automatismo và sostituito con “stabilizzare una tecnica”.

    ciao.

  7. pierojump

    Piccola parentesi personale, sono anche un istruttore oltre ad atleta, e quest’inverno in un corso ad Enna con il prof. Vittori, si parlava proprio del movimento ripetuto che diventa automatismo e che è controproducente in quanto l’atleta deve essere sempre cosciente della propria azione…Penso che sia una fonte autorevole il prof…Cmq a parte questo, riprendendo il discorso di Simone, penso proprio che l’alta tenuta nervosa sia il vero problema del 200mt…cmq simo qui siamo in attesa del tuo 200mt

  8. Edoardo

    Leo, è proprio perchè esiste la componente emozionale, che gli automatismi saltano… Ed è proprio grazie alla componente emozionale che escono fuori tempi come qualli di Simone. Oltre a questo ci sono un’infinità di variabili che rendono qualsiasi automatismo molto relativo. La sfumatura è sottile ma importante: credo che il punto di arrivo (o di partenza…) ci sia proprio quando l’atleta “interpreta” un 100 in maniera sempre più costante, quindi ben oltre qualsiasi automatismo…

  9. Massi

    Ciao Grande!!!
    Immagino si che tu sia stanco,
    dopo 3 primati personali penso proprio che tu possa dirlo! ;)
    Sei un grande Simo!!
    Ciao un’abbraccio Massi!
    P.s: ieri sera ho ricominciato ad allenarmi anche io,(gennaio le prime gare) nonostante un piccolo problema alla schiena! Si sà però che i Collio sono una famiglia di guerrieri e tu ne tieni alta la bandiera!!!

  10. marco

    simo se fai un 200m fai 20.4/20.5..nn esagerà troppo dp quelli ke fanno i 200m da una vita si dispiacciono..xkè corrono ankora in 20.9!ciao simo..

  11. Edoardo

    Simone, come vivi emotivamente i 100 ? Riesci a descrivere le sensazioni che provi mentre lo corri ? Percepisci una differenza in te, tra quando fai 10.14 o 10.20 ? So’ che è una domanda alla Marzullo, ma so’ che da un altro non otterrei risposta… :-D

  12. chicca

    Ciao Simo, come stai??…è da un po che no ti scrivo…sai ho appena ripreso il corso di avviamento all’atletica con i ragazzini delle scuole elementari…è pazzesco vedere la grinta e la voglia che hano di fare, di correre, di saltare…credo davvero che questa sia l’atletica per eccellenza…non quella fatta di gelosie e critiche..buona giornata a tutti

  13. Quando corro mi rendo perfettamente conto di quello che sto facendo. Piu’ sono presente nel gesto e piu’ riesco ed esprimere il mio potenziale. Ogni distrazione danneggia la prestazione. Prima di andare sui blocchi, ogni volta ripeto a voce alta quello che devo fare; e’ un modo per rimanere presente, non farmi dominare dalla tensione; E poi e’ una cosa stranissima, ma spesso riesco a capire al foto finish la mia posizione e anche il tempo prima che venga comunicato. In allenamento sono in grado di decidere il tempo che voglio fare in ogni singola prova; spesso prima di partire dichiaro a voce alta il tempo al centesimo e in genere ho un margine di errore di due o tre centesimi sulla mano del mio allenatore. Tutto questo e’ venuto con l’esperienza; cinque anni fa non ero cosi’.. a presto simone